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Parte la pastorale carceraria organizzata dai frati minori di Foggia

Legalità e nuove forme di giustizia

 UN CONVEGNO A  GESU’ E MARIA ALLA PRESENZA DEL COMMISSARIO GIOVANNI SERRANO

E’ stato il tema del 1° incontro formativo di pastorale carceraria svoltosi lo scorso 14 giugno, presso la Parrocchia di Gesù e Maria. Organizzata dalla Provincia di Puglia e Molise dei Frati minori, l’iniziativa ha visto la partecipazione del commissario di Polizia penitenziaria del carcere di Foggia, Giovanni Serrano. A moderare l’incontro è stato padre Miki Mangialardi, il  quale, nella sua introduzione, ha sottolineato la finalità degli incontri che si terranno: la formazione dei futuri volontari della pastorale carceraria. Inoltre, ha ricordato che questo specifico servizio dei frati minori, vede la sua nascita nell’impegno di fr. Beppe Priori che da sessant’anni opera nelle carceri venete. Giovanni Serrano è subito entrato nel cuore del tema affermando che il carcere, “pur essendo un luogo particolare, tuttavia suscita tante emozioni”. È il luogo - ha proseguito - dal quale il detenuto esce sano per ritornare alla società”. In questa prospettiva, è importante l’aiuto del volontariato per la rieducazione e il reinserimento del detenuto. Ciò presuppone - ha ribadito il commissario – che tutti gli operatori del carcere, compresa la polizia, “siano scevri da ogni pregiudizio rispetto al reato commesso, in quanto anche i detenuti sono persone umane. Bisogna lavorare col cuore, pur facendo rispettare le regole del carcere”. Successivamente si è soffermato a presentare la situazione delle carceri italiane evidenziando come quelle del sud, con un’alta percentuale di detenuti, siano il riflesso del territorio con forte presenza di criminalità radicata nel tessuto sociale che ne determina, purtroppo, lo sviluppo socio-economico. A far fronte alla realtà foggiana, molto determinante è il contributo del volontariato nel trattamento dei detenuti, soprattutto nel comprendere il loro stato d’animo. Per raggiungere questo obiettivo si svolgono all’interno del carcere corsi professionali, culturali ed altre iniziative, volte al recupero di essi, dato che la sicurezza del territorio dipende molto dal reinserimento dei detenuti. Il commissario ha proseguito il suo intervento soffermandosi sulla gestione di essi, che non è semplice; si cerca tuttavia di aiutarli a ragionare in maniera diversa dalla loro. In tal senso, è molto valido il sostegno del volontariato.

Serrano, nel soffermarsi ancora sul fine ultimo dell’azione degli operatori penitenziari, cioè proteggere la società e rieducare i detenuti, ha parlato dei permessi premi che si inseriscono in questo percorso e che mirano al reinserimento graduale. Anche i colloqui con le famiglie sono molto importanti per non annientare gli affetti familiari. Più particolari, invece, sono le misure alternative al carcere, quali la semilibertà e lo sconto della pena per buona condotta per le quali si concordano, con il tribunale di sorveglianza, i vari programmi di trattamento individuali.

Alla luce di queste problematiche, si comprende - ha concluso il commissario - l’importanza e la necessità della formazione dei volontari in quest’opera di  sostegno agli operatori del carcere, soprattutto per le piccole cose, quali biancheria, corrispondenza, contatti con le famiglie.

Intervista a padre Miki Mangialardi

Padre Miki come nasce questa pastorale carceraria?Alla vigilia del Giubileo del 2000, mi fu chiesto di fare un’esperienza tra i poveri. Ed io chiesi di entrare in un carcere per aiutare i minori. Devo precisare anche che questa avventura parte anche dall’esperienza, di fr. Beppe Priori, un nostro frate che da sessant’anni opera nelle carceri del Veneto, diventando così uno specifico impegno dei francescani. Successivamente, ho continuato per sette anni il volontariato nel carcere di Bari, nella sezione femminile. Sono stato anche uno dei primi ad attivare il progetto “protezione” per le ragazze provenienti dall’est europeo cadute nella prostituzione. Dopo di che sono stato trasferito qui a Foggia, e insieme con alcuni frati abbiamo chiesto alla Provincia dei Frati minori di Puglia e Molise di istituire un servizio di pastorale carceraria che dallo scorso novembre è ufficialmente istituito. I giovani della Gioventù francescana, i giovani e le famiglie volontarie  si inseriscono in questa pastorale carceraria per collaborare con noi nel sostegno morale dei detenuti.

 

Come pensa di svolgere questa pastorale nella diocesi?

Nella diocesi siamo ben collegati con il cappellano del carcere don Rocco Scotellaro che ha aderito subito a questa nuova esperienza. Per cui affiancheremo e visiteremo le famiglie dei detenuti che hanno bisogno anche loro di un sostegno, non solo psicologico, ma anche religioso, in quanto questa è anche la nostra missione.

In futuro seguiranno altri incontri di formazione?

Si. Seguiranno altri incontri prima di iniziare le attività all’interno e all’esterno del carcere. Abbiamo fatto questo primo incontro presentando la parte giuridica, attraverso il commissario del carcere di Foggia, Giovanni Serrano; mentre nel secondo incontro sarà presentata la parte educativa, con il Direttore, la educatrice, la direttrice dell’area pedagogica e per continuare in seguito con gli educatori dell’UEPE, gli assistenti sociali ed altre forme di volontariato all’interno del carcere.

( a cura di Lucio Salvatore,tratto da Voce del Popolo N.24)

 

 

“Questa è la nostra vocazione: curare le ferite, fasciare le fratture, richiamare gli smarriti” F.F. 1469


 È con questo spirito che noi giovani francescani abbiamo vissuto in modo diverso il tempo di preparazione alla festività di San Francesco d’Assisi dando inizio al progetto di pastorale carceraria curato dalla provincia dei Frati Minori. Questo progetto, nato per dare sostegno morale ai detenuti e alle loro famiglie, ci ha permesso di dare attenzione e di conoscere da vicino una realtà che la società rigetta, i cosiddetti “lebbrosi di oggi”; insieme a loro abbiamo condiviso momenti di preghiera e di conoscenza portando in pellegrinaggio nelle varie sezioni del carcere l’icona di san Francesco. È Francesco stesso che ci insegna come dalla prigionia del corpo e dello spirito si può assaporare la libertà attraverso l’accettazione delle proprie fragilità e l’incontro con Cristo. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla rassicurante presenza del cappellano del carcere don Rocco e alla collaborazione della polizia penitenziaria.
Il cammino è appena cominciato e già il Signore ci ha fatto riscoprire la gioia del mettersi al servizio e dello sporcarsi le mani perché :

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

 

Paola ed Eva

 

 Il secondo incontro di formazione per la Pastorale Carceraria ha visto come protagoniste due donne:la Sig.ra FLORA PISTACCHIO ( Ass. Volontaria art.78 o.p. Associazione Genoveffa  De Troia) e sua figlia MARIA EMILIA DE MARTINIS (Ass. Avvocati di strada);impegnate da sempre nel volontariato.

La sig.ra Flora ha condiviso con noi le sue più belle esperienze di vita, esperienze che insegnano tanto e che fanno riflettere molto.

“OGNI VOLTA CHE AVETE FATTO QUESTE COSE AD UNO SOLO DEI MIEI FRATELLI PIU’ PICCOLI, L’AVETE FATTO A ME”…..e su questo che la sig.ra Flora offre il suo umile aiuto a chi è solo, abbandonato o semplicemente a chi  ha preso una strada sbagliata.

Non serve avere titoli per fare tutto ciò,basta poco:dare ascolto a quei cuori che devono ritornare “vivi”, cuori che seppur sono smarriti hanno bisogne di “cure”, cure che possono provenire solo dal cuore.

Molto forte è stata anche la testimonianza di Maria Emilia, lei non si definisce una volontaria, e tutto ciò che svolge fa parte della sua vita; ed è questo un valido insegnamento da seguire e imitare.

Il Signore ci chiama ad Accogliere Amare e Servire i nostri fratelli carcerati;e noi siamo pronti!!

“VI DICO CI SARA’ PIU’ GIOIA IN CIELO PER UN SOLO PECCATORE CHE SI RAVVEDE, CHE PER NOVANTANOVE GIUSTI CHE NON HANNO BISOGNO DI RAVVEDIMENTO”
(Lc 15,7)

Rosanna